Sofia si veste sempre di nero – Paolo Cognetti

Sofia

Ci sono dei libri che, inspiegabilmente, al primo colpo d’occhio vorresti portare a casa e divorare. Peccato che spesso questi siano i romanzi che, altrettanto inspiegabilmente, non compri subito. Così è stato per Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti. Ricordo dov’è scoccata la scintilla: libreria Hoepli di Milano, io e i miei colleghi del master in editoria eravamo in libera uscita dopo una lezione. Lì vidi per la prima volta questo libriccino verde, con una copertina accattivante, per un caso fortuito accanto a me avevo proprio Sofia, che però non veste di nero, anzi è un caleidoscopio di allegria, così diversa da me da essere la perfetta compagna hippy di un brontolone.

Cinque anni dopo all’incirca, è una giornata torrida di agosto e sto per tornare a casa dal commercialista, sconsolato per le tasse da pagare e per una maglietta “pezzata” di sudore che sembro un dalmata. So già che lungo la strada troverò il Libraccio (quello nel quale ho scovato le lettere di Kawabata a Mishima!). Entro, mi metto a spulciare le offerte, sperando che l’aria condizionata asciughi la maglia e non mi blocchi il collo. Lì davanti a me c’è una ragazza coi piedi ammollo in una vasca: è un attimo, deve essere mio. E poi nel frattempo Cognetti ha pure vinto il Premio Strega, chi sono io per non aver mai letto nulla di suo?!

Per fare il sofisticato ammetto che ho letto la bandella con scrupolo anche se, diciamoci la verità, a posteriori devo dire che è un po’ fuorviante. I 10 racconti del romanzo cambiano io narrante, Cognetti è a suo agio nello spostarsi dalla voce femminile di una bambina-pirata a quella di un uomo maturo in cerca d’autore, ora, e di una donna nevrotica e depressa, poi. La gabbia del libro è la tipica famiglia della borghesia lombarda, il classico mix di padre-manager, madre-casalinga\artistoide\irrealizzata e un’unica figlia, che vive in una graziosa villetta (vi prego leggetela con la cadenza milanese!) in campagna.

Scorrendo le pagine la bambina cresce, diventa una ragazzina aspirante suicida che fuma sigarette metafisiche (una delle trovate più riuscite) in manicomio, quindi un’attrice supportata da una zia combattiva che ha scelto di deporre le armi e successivamente dalle coinquiline, ahimè al limite dello stereotipo. Le schegge di una scrittura spigolosa (alla Carver) che si condensano nei primi racconti si addolciscono nel raccontare la figura del padre, quello assente, che come un’ombra arriva in casa per cena e non capisce se è uno spettatore o può prendere parte alla sua vita.

Fraternizzare con questo personaggio non è semplice, non all’inizio. Roberto Muratori non sa come comportarsi con le isterie della moglie, la sottovaluta forse o semplicemente non sa approcciarsi ai suoi continui cambi d’umore, non sa cosa dire a quella piccola ragazzina che veste di nero e sembra aver assorbito il peggio di entrambe. Eppure pagina dopo pagina esce quello che è il personaggio costruito meglio, tra un amore clandestino (ma neppure troppo) con la collega Emma, vera e propria boccata di ossigeno, e un lento riavvicinamento alla figlia grazie a una casa spiritata e a una malattia che lentamente lo porta via.

Sofia è a Milano, a Roma a New York: un vagare senza meta con poche costanti, l’insoddisfazione, un’attrattività magnetica e una vasca da bagno nella quale perdere i confini del proprio corpo. In Io la conoscevo bene, film di Antonio Pietrangeli degli anni Sessanta, la protagonista (una giovane Sandrelli attrice e sucida, quante cose in comune!) viene descritta come un telo sotto il quale la pioggia scorre senza lasciare traccia. Le cicatrici emotive di Sofia derivano da qualcosa che è nato con lei, in quel parto prematuro descritto nelle prime pagine, e che porterà sempre con sé nel suo aleggiare fra le persone che la incontrano, amano, scopano.

Chiaramente questo libro ha la fragilità di un’opera giovanile, per questo mi riprometto di leggere le 8 montagne che hanno consacrato Cognetti, perché voglio farmi un’idea migliore del segno che la sua penna lascia sulla carta. Sofia, con la sua felpa nera e la sigaretta metafisica in bocca, è comunque una buona compagnia. La sua storia va via veloce lasciando però una certezza: perché essere felici dopo, quando tutto quello che conta è adesso?

 

Scheda del libro

Titolo: Sofia si veste sempre di nero

Autore: Paolo Cognetti

Anno uscita: 2012

Editore: Minimum Fax

Pagine: 201

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6 commenti

      • Ecco…a dire il vero é come se fosse stato scritto da un bravo scrittore la prima parte del libro e da un altro la seconda. Uno che aveva fretta e doveva concludere.
        Il libro é profondo e si comprende perfettamente che l’autOre ha molto a cuore l’argomento. Lo sente suo e ne ha cura in ogni parte del discorso.
        Ma poi cosa gli succede? Avrei voluto chiederglielo, scrivergli.
        Ma a parte che ho saputo che é un tipo schivo e lontano dai social (buon per lui) poi non vorrei sembrargli arrogante… ma una lettera mi sarebbe piaciuto… va beh..

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      • Lo stesso effetto l’ho provato leggendo La solitudine dei numeri primi: primi capitoli ottimi e poi è un lento perdersi nel vuoto. Mi hai messo voglia di leggere 8 montagne, al massimo gli scriviamo insieme!

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